Le carceri italiane sono irrespirabili. Ma la risposta governativa è la repressione

25 Luglio 2024
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llLuca Rondi - Altraeconomia 23.7.2024

 

Il report semestrale di Antigone fotografa un sistema al collasso. Sono 14mila le presenze in più rispetto ai posti disponibili, 58 i suicidi dall’inizio dell’anno e ben 11 le rivolte scoppiate negli istituti dal 27 giugno al 18 luglio con il caldo che attanaglia i reclusi. Sia gli adulti, sia i minorenni detenuti negli Ipm. Una situazione che rischia di peggiorare ulteriormente se venisse approvato il nuovo “pacchetto sicurezza”

 

 

 

 

Le carceri scoppiano, denuncia Antigone, l’associazione che monitora la condizione dei detenuti, descrivendo la situazione nei penitenziari italiani. “Il clima è incandescente e non solo per il caldo insopportabile che nelle ultime settimane attanaglia gli istituti -scrivono gli osservatori nel report semestrale pubblicato il 23 luglio- ma anche per le proteste che avvengono ormai quasi quotidianamente”. Sono infatti 11 in meno di tre settimane quelle che si sono verificate tra il 28 giugno e il 18 luglio negli istituti, sia nel circuito degli adulti sia in quello dei minorenni: un ambiente che Antigone definisce “irrespirabile” anche per il personale di polizia penitenziaria.

Così sale tragicamente la conta dei suicidi, già 58 da gennaio con un dato che rischia a fine anno di superare il record di 85 casi del 2022. E all’orizzonte il futuro non è roseo. “Se il nuovo ‘pacchetto sicurezza’ venisse approvato, gli autori di rivolte e proteste sarebbero punibili con una pena fino a otto anni di reclusione. In generale, il testo del decreto prevede un’ondata repressiva diretta a criminalizzare ogni forma di dissenso che porterebbe a un aumento dell’affollamento carcerario”.

E i dati fotografano che la situazione, sotto questo punto di vista, è già grave. Negli ultimi 12 mesi le presenze sono cresciute di quasi 4mila persone, circa 300 al mese portando al 30 giugno a 61.480 detenuti su 47.111 posti disponibili con un tasso di affollamento reale del 130,6%. Ma in alcuni istituti è ben peggiore: a Milano nel carcere di San Vittore è del 227%, a Brescia Canton Monbello del 207%, a Foggia del 199% e Taranto del 194% e così via. Solamente otto penitenziari su 190 non sono sovraffollati. E per la prima volta da diversi anni anche gli Istituti penali per minorenni (Ipm) contano più presenze rispetto alla capienza.
Sono 555 i reclusi con 514 posti a disposizione. Dati che sarebbero ben più alti se il cosiddetto “decreto Caivano”, emanato all’indomani degli stupri di gruppo avvenuti a Caivano (Napoli), non avesse previsto di trasferire nelle carceri per adulti chi ha compiuto la maggiore età pur avendo commesso il reato da minorenne con gravi ripercussioni sulla continuità del suo percorso.

“Il sovraffollamento non è una calamità naturale -ricorda Antigone-: l’attuale governo ha adottato una risposta di stampo securitario e repressivo. Sono misure, alcune simboliche altre di grande impatto repressivo, che colpiscono prevalentemente le fasce di popolazione più vulnerabili (minori, tossicodipendenti, appartenenti a minoranze etniche) aggravando peraltro il tasso di sovraffollamento carcerario e le condizioni di vita detentive, già al di sotto di standard adeguati”.

Un’ondata repressiva che, come detto, non sembra fermarsi. Il disegno di legge numero 1660 (il nuovo “pacchetto sicurezza”) prevede l’introduzione del reato di occupazione abusiva di immobili, la trasformazione da illecito amministrativo a reato punibile con la reclusione, per il blocco stradale, introducendo l’aggravante nel caso in cui lo stesso venga fatto con il proprio corpo. Ma non solo. Si nega il rinvio obbligatorio della pena nel caso di detenzione di donne madri o in stato di gravidanza, vi è l’innalzamento delle pene e l’estensione del reato di accattonaggio e si introduce una nuova specifica sanzione anche per le lesioni lievi o lievissime commesse nei confronti di un agente di polizia. Oltre al già citato innalzamento delle pene per rivolte e proteste nelle carceri e nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). “Va ritirato”, sottolinea l’associazione che fin dagli anni Novanta si occupa di giustizia penale.

Dalle visite effettuate dagli osservatori di Antigone negli ultimi mesi emerge un quadro desolante rispetto alle condizioni di detenzione di alcuni istituti, le quali peggiorano in maniera esponenziale a causa del caldo afoso. Eloquente il racconto di una mamma di un ragazzo recluso inviato all’associazione. “Oggi mio figlio mi ha chiamata e mi ha detto che stanno tenendo i detenuti chiusi nelle celle quasi 24 ore su 24 (forse un’ora o due ore d’aria ma non so nemmeno se vengono rispettate quelle). Con 50 gradi e senza ventilatori stanotte mio figlio (che soffre di asma e sta facendo aerosol e prendendo antibiotico) si è sentito male e nessuno gli ha aperto. La situazione è al limite, bisogna fare qualcosa”.

Le testimonianze degli osservatori lo confermano. Nel carcere di Avellino, al momento della visita, l’acqua corrente non era disponibile dalle 22 alle 6 del mattino e le celle presentavano infiltrazioni e muffa oltre a non avere le docce; a Regina Coeli, Roma, le celle sono piccolissime ed ospitano due o tre persone su un unico letto a castello, con il wc ed il lavandino che si trovano in una piccola stanza adiacente senza intimità: in queste celle i ristretti trascorrono 23 ore al giorno; a Carinola, provincia di Caserta, la casa di reclusione è priva di allaccio alla rete idrica, con l’obbligo di utilizzare pozzi artesiani e un sistema di depurazione dell’acqua. Una situazione che, da Nord a Sud, è insostenibile. “La notte a volte i blindi vengono chiusi, rendendo rovente l’ambiente della cella. Oltre che per l’aumento delle temperature, l’estate è da sempre uno dei momenti più critici e delicati per le persone detenute, perché rallentano le attività, e con esse spesso anche le procedure burocratiche, i volontari entrano meno di frequente e via discorrendo”.

I suicidi a luglio sono già nove. Su 58 da inizio 2024, 27 persone si sono tolte la vita nei primi sei mesi di detenzione e otto erano in carcere da una manciata di giorni. Quasi una su due era di origine straniera, con due ragazzi di appena vent’anni. Almeno nove persone sembra che soffrissero di qualche forma di disagio psichico.

Il tema della salute mentale continua ad essere centrale: il 17,7% dei detenuti assume regolarmente stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi mentre il 39,2% assume regolarmente sedativi o ipnotici. Il personale psichiatrico e psicologico è presente rispettivamente per 7,4 e 20,4 ore settimanali ogni 100 persone detenute. “Evidentemente insufficienti per far fronte alle necessità della popolazione reclusa -fa notare Antigone-. Emerge poi una preoccupante presenza di persone destinatarie di diagnosi psichiatriche gravi e un massiccio ricorso agli psicofarmaci”.

L’associazione presenta in chiusura del report 15 proposte per “tornare a un carcere costituzionale”. C’è l’aumento a 75 giorni per la liberazione anticipata per semestre, la previsione di telefonate quotidiane, il ritorno a un sistema a celle aperte durante il giorno e poi l’assunzione di mille mediatori culturali e mille educatori e assistenti sociali, così come l’aumento della presenza di psichiatri, etno-psichiatri, medici e di prevedere un maggior supporto per la polizia penitenziariaria.

A Roma, intanto, la maggioranza non sembra trovare un accordo. Il 23 luglio arriva alla Camera la proposta di legge a firma di Italia Viva sulla liberazione anticipata e un potenziamento degli sconti di pena utile a contrastare il sovraffollamento. Forza Italia potrebbe votare a favore. Contrari Lega e Fratelli d’Italia. Il luglio caldo delle carceri italiane non sembra vedere la fine.

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