LEP - livello essenziale delle prestazionilh strumento di diseguaglianza

24 Luglio 2024
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A.P.

Da quando è in atto la differenziazione della disciplina delle regioni ordinarie è diventata centrale l’attenzione verso le prestazioni essenziali. La parità fra le regioni verrebbe assicurata garantendo un livello minimo di tali servizi a tutte le comunita locali. A prima vista l’impostazione sembra convincente. Se tutte le aree territoriali hanno un comune livello di erogazioni, la diffusa paura di ingiustie permanenti fra regioni ricche e povere veŕebbe neutralizzata. Eppure se gurdiamo al tema con piu attenzione ci rendiamo conto che è vero l’esatto contrario. Intanto si parte dalla constatazione che le prestazioni sono attualmente differenziate. Le regioni ricche hanno migliori servizi rispetto a queĺle meno sviluppate. In questa situazione prevedere livelli essenziali per quelle svantaggiate non vuol dire eliminare la disparità. Anzi la forbice può ampliarsi. Quando si fissa un minimo non si sta limitando il livello massimo. Come avviene quando si fissa un salario minimo, certo si stabilisce una garanzia, ma non si limita l’ulteriore arricchimento di chi già è privilegiato.
In effetti la Costituzione si muove in un’ottica diversa ed opposta. La Carta pone fra i principi fondamentali l’uguaglianza all’art. 3, e l’art. 5 pone il principio delle autonomie locali come strumento per creare uguaglianza fra le diverse aree. Sotto questo profilo il concetto di livelli essenziali delle prestazioni contrasta con lo spirito e la lettera della nostra legge fondamentale. Questa come obiettivo pone l’uniformità delle prestazioni. Una ragione in più per votare SÌ al referendum abrogativo della legge Calderoli.

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