Premierato: la destra vuole la sua costituzione

8 Dicembre 2023
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Massimo Villone - il manifesto

Che sul premierato
ci fosse una scom-
messa di fondo del-
la destra al potere era del
tutto evidente. Una con-
ferma si trae da segnali di
qualche nervosismo affio-
rato nelle audizioni avvia-
te nella I Commissione
del Senato.
Abbiamo visto il presiden-
te della commissione - ed è dav-
vero inusuale - togliere la paro-
la al senatore Parrini (Pd) e al
senatore Giorgis (Pd). Le audi-
zioni hanno mostrato subito
una contrapposizione netta
tra favorevoli e contrari alla
proposta di premierato.
Una proposta che divide, co-
me era nell’intenzione. Gior-
gia Meloni ha messo in chiaro
che non cerca una manuten-
zione, ordinaria o straordina-
ria che sia, della Costituzione
o delle istituzioni.
Vuole in realtà sostituire una
Costituzione a-fascista alla Co-
stituzione antifascista nata dal-
la Resistenza. La destra al pote-
re vuole riscrivere la storia dan-
done la sua lettura, e Meloni
traduce questo obiettivo in
quella che è tecnicamente una
successione tra ordinamenti.
Una Costituzione muore, una
Costituzione nasce. Non im-
porta davvero se le norme toc-
cate dalla proposta sono po-
che. L’esito al quale si punta è
una torsione autocratica che
mette fine alla democrazia par-
lamentare scritta nella Costitu-
zione vigente.
De Siervo, uomo di certo
prudente e misurato, ha defini-
to in audizione il progetto del
governo per qualche punto
«eversivo ». Zagrebelsky ha par-
lato di un rovesciamento radi-
cale, e lo ha ripetuto sulle pagi-
ne di Repubblica. Marta Carta-
bia ha parimenti avanzato cri-
tiche, se pure con qualche timi-
dezza. Nel complesso, posizio-
ni che non assolvono in alcun
modo il premierato, e ancor
meno il sindaco d’Italia propo-
sto da Renzi. Per contro, ci so-
no anche i fan della proposta
del governo. L’hanno sostenu-
ta a spada tratta i professori
Marini e Frosini, che ne condi-
vidono l’impianto di fondo, e
non vanno oltre limature che
rimangono, nel contesto, mar-
ginali. Quando non puntano a
precisazioni peggiorative, ad
esempio proponendo la sop-
pressione totale del voto di fi-
ducia.
Meritano una menione parti-
colare le audizioni dei sindaca-
ti. È positivo siano stati ascolta-
ti su un tema come la riforma
della Costituzione. La CGIL è
fortemente contraria, la UIL
abbastanza contraria, la CISL
forse è contraria, UGL è favore-
vole. Tutto secondo copione.
Ma va sottolineato e apprezza-
to negli interventi di CGIL e
UIL che si colga come il premie-
rato disegnato dal governo in
realtà neghi la partecipazione
democratica di cui il sindacato
ha assoluto bisogno per l’effi-
cacia del proprio ruolo.
Va anche apprezzato che ab-
biano compreso la stretta con-
nessione tra premierato e auto-
nomia differenziata. È ben ve-
ro che l’autonomia non passa
attraverso una legge di revisio-
ne della Costituzione. Ma con-
corre con il premierato a dise-
gnare un paese profondamen-
te diverso. E, come è stato be-
ne detto dal senatore Giorgis,
il tratto che accomuna autono-
mia e premierato è la margina-
lizzazione del parlamento.
Volendo anticipare quel che
verrà, sembra indubbio che la
riforma non potrà essere con-
divisa. Come ho già scritto,
Giorgia Meloni si è spesa trop-
po per rinunciare ora all’ele-
zione diretta del primo mini-
stro, e al premio di maggioran-
za che lo blinda nella carica. È
in questi due punti il radicale
rovesciamento della Costitu-
zione del 1948. Il resto è con-
torno, modificabile, ma co-
munque non tale da cambiare
l’essenza.
È un progetto eversivo che
riscrive la storia. L’esito al
quale si punta è una
torsione autocratica che
mette fine alla democrazia
parlamentare scritta nella
Carta antifascista.
Bisogna ora evitare di met-
tersi sulla strada delle correzio-
ni che vorrebbero rendere il te-
sto governativo meno inaccet-
tabile. La riforma della destra
meno uno non è quel che ser-
ve al paese. Emerge invece
qualche tentazione di dialogo
nel campo variegato delle op-
posizioni.
Proabilmente sarà Meloni a
risolvere il problema, tenendo
ferma la barra sui fondamenta-
li della sua proposta, e apren-
do la via a un inevitabile scon-
tro referendario.
Un progetto alternativo? Sì,
ma chiarendo che si punta alla
attuazione e non alla modifica
della Costituzione. Con una
legge elettorale che ripristini
una piena rappresentanza poli-
tica e restituisca ai cittadini la
scelta dei parlamentari. Con
una legge sui partiti politici
che ne consolidi il radicamen-
to e la democrazia interna.
Con un finanziamento pubbli-
co della politica che restituisca
trasparenza e aiuti a contrasta-
re corruzione e clientelismo.
Zagrebelsky, commentando
la norma che cancella i senato-
ria vita ma conferma quelli at-
tuali in via transitoria, ci dice
che è una norma ad mortem. A
parte i debiti scongiuri, tutto
sommato è bene collocata in
un contesto in cui la campana
a morto suona per la Costitu-
zione.

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