Elezioni in Sardegna, tavolo a tre gambe e sedute spiritiche al tempo di Barabba. Una storiellina tutta sarda e non solo

18 Novembre 2023
1 Commento


Fernando Codonesu

 

C’era una volta un … tavolo del centrosinistra allargato, quello strano tavolo già strombazzato e propagandato da quel sodalizio forte sulla carta e decisamente instabile nei fatti. Nei primi giorni, nel periodo degli annunci ai quattro punti cardinali della politica isolana veniva descritto come “naturalmente” vincente, a causa dei riconosciuti guasti e veri e propri scempi causati dalla Giunta di centrodestra guidata da Solinas.

Il tavolo era annunciato come costituito da ben 23 sigle, o se preferite gambe, quasi un millepiedi, ma attenzione quello è un numero “primo” e come tutti i mattoncini della teoria dei numeri avrebbe dovuto mettere sull’avviso.

Sappiamo come è andata.

Subito sono state perse alcune componenti per strada, ben quattro che hanno dato origine al polo di “sinistra”.

Da 23 si è passati a 19 componenti perché si sono sfilati quei gruppi sofferenti di orticaria politica sensoriale al solo sentir parlare di una possibile guida targata M5S, subito identificata nella persona di Alessandra Todde, e fortemente voluta da larga parte del PD isolano.

Ma anche il numero 19 è un numero primo che, purtroppo, ha due numeri pari in mezzo rispetto al 23, per cui non vale la considerazione fatta nel noto romanzo di Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi, sui “numeri primi gemelli”.

No, trattandosi di numeri primi “normali” possiamo parlare di differenza genetica tra i nostri eroi che ci permette di dire che c’è sempre stato un impedimento insuperabile per far funzionare quel tavolo truccato a partire dalla prima convocazione del 7 luglio.

Il 7 luglio c’era Paolo Maninchedda a presiedere quel tavolo e deve aver sentito immediatamente puzza di bruciato se in quel ruolo è stato sostituito fin dall’incontro successivo con il segretario regionale del PD, Piero Comandini.

 

Infatti, dopo qualche mese sotto il sole dell’estate il numero delle gambe si è ridotto a 18, un’altra qualificata associazione è andata via, un numero pari “normale” che notoriamente ha diversi divisori, tra questi il numero sei, al punto che si è scoperto che il tavolo era veramente truccato, solo un classico tavolino a tre gambe, già, proprio come quello delle sedute spiritiche.

E nel tavolino a tre gambe delle sedute spiritiche c’è sempre il mago che sposta il tavolo per poter parlare con il morto. Nel nostro caso non c’è alcuna difficoltà ad individuare il mago (i maghi) truffaldino e nemmeno il morto, purtroppo.

Piero Comandini ha coordinato il tavolo e non ha mai presentato un candidato di partito, perché evidentemente non voleva disturbare i manovratori d’oltremare.

 

Oggi abbiamo tre liste frutto di tre mini schieramenti originati dallo schieramento originale del cosiddetto centrosinistra largo: un disastro!

 

Si voterà tra tre mesi e nello schieramento alternativo alla destra ci sono già tre candidati presidenti, Todde, Soru e X, un’incognita questa di cui non si conosce ancora il nome, ma non cambia la sostanza del discorso.

Al di là delle candidature a Presidente che sarebbe perfino troppo facile mettere in discussione, qui mi interessa solo fare qualche considerazione sul metodo usato dal cosiddetto campo largo, che tanto largo oggi non è.

Tutti sanno che il M5S regionale aveva una proposta diversa da quella imposta da Roma, con il patto Conte – Schlein di stampo neocoloniale (anche qui, si, proprio coloniale).

E’ possibile che non si capisca che si tratta di un’imposizione frutto di equilibri nazionali decisi a Roma in spregio dell’intelligenza e delle capacità politiche dei sardi?

In questo metodo io ravviso disprezzo e supponenza che relegano al rango di volontari del sangue (leggasi portatori di voti) le numerose associazioni che hanno partecipato in questi mesi ad un tavolo “decidente” su decisioni prese altrove.

Si dirà, ma ora c’è la Todde per cui a cosa serve cercare ancora qualche altra possibilità?

Non sono d’accordo, se si vuole vincere bisogna darsi un’altra possibilità, altrimenti diventerà difficile anche semplicemente comporre le liste perché già ora si vede un fuggi fuggi generale.

Una cosa è partecipare alle elezioni con ragionevoli possibilità di successo, ancorché dovute ai demeriti di chi adesso è alla guida della Regione, altro è partecipare con una compagine perdente, senza alcuna possibilità di vittoria, peggio di un’armata Brancaleone, litigiosa che non sa più dove andare.

E qui valgono ancora due considerazioni. La prima, chi organizza la campagna elettorale per il campo largo ora ridotto a poco più di un campetto da oratorio?

Certamente non il M5S che non ha alcuna struttura sul territorio. Ci penseranno le associazioni?

Ma anche queste hanno strumenti limitatissimi e sono privi di una specifica organizzazione.

Rimane l’unico partito ancora organizzato (si fa per dire), il PD.

Quindi lo stratega Comandini dovrà pensare alla campagna elettorale con l’obiettivo di arrivare almeno secondi, ma più che distanziati dal centrodestra.

E Soru?

Lui si candida a Presidente, non a fare il consigliere regionale per guidare a posteriori l’opposizione. Ma se penso alla sua esperienza nel parlamento europeo, dove si è qualificato come il più grande assenteista di tutti i tempi, è molto improbabile che frequenterà Via Roma arrivando secondo, avendo già assaporato a lungo Via Trento 69!

Sappiamo che se arrivasse terzo il problema non si porrebbe, ma ad oggi bisogna riconoscere che ha molte fiches da giocare!

La stessa considerazione vale per Alessandra Todde, sperando che giunga almeno a Betlemme ornata di trofei, anche se non si potrà riposare perché non ci si arriva giusto alle sei, cioè che arrivi almeno seconda nella prossima competizione elettorale. Guiderà l’opposizione per i prossimi cinque anni?

Permettetemi di dubitarne: l’esito più probabile, in quanto meno faticoso, più riposante e più remunerativo, è continuare a fare la deputata nel parlamento italiano.

E’ possibile che ai due strateghi nazionali Conte-Schlein non sia neanche passato per l’anticamera del cervello che un patto di quel tipo non doveva essere imposto alla Sardegna, proprio per le sue specificità e la specialità statutaria?

Potevano tranquillamente fare una sperimentazione di “fusione potenziale per incorporazione” in una regione a statuto ordinario, ma non qui da noi, proprio per la nostra storia e cultura politica. E ancora, per la candidatura della Todde, non sarebbe stato meglio presentarla a iniziative pubbliche sui temi rilevanti per la Sardegna come lo statuto, l’energia, le servitù militari, il governo del territorio, i trasporti e così via, almeno a partire dal 2022, cioè a partire da due anni prima della scadenza elettorale?

In tal caso la sua persona sarebbe stata naturalmente accettata come candidata frutto del lavoro del tavolo plurigamba, ma così non è stato.

E’ chiaro che in presenza di più candidati l’unico strumento democratico che permette di fare la scelta giusta sono le primarie e non gli accordi nel chiuso delle segrete stanze, siano esse romane o cagliaritane.

Non si pretende che si diventi aquile per vedere così lontano politicamente parlando, ma almeno si poteva usare un po’ di buon senso e comportarsi di conseguenza, per evitare di finire come i capponi di Renzo!

In tutto questo la destra ci gongola.

Ci sarà un altro buon cinque per cento di Non voto in più, soprattutto tra gli elettori del centrosinistra largo, perché non se ne può più di questo spettacolino squalificante che ci potevamo e dovevamo evitare.

Questa destra non farà alcuna fatica a vincere, senza dover scomodare qualche candidatura di livello più alto dell’attuale, vincerà a mani basse anche con quel Barabba di Solinas.

 

 

 

 

 

 

1 commento

  • 1 Salvatore
    18 Novembre 2023 - 20:02

    Ho letto con attenzione la tua descrizione degli eventi recenti Fernando, e sono molto amareggiato.
    Si poteva immaginare che, arrivati ormai a ridosso della scadenza elettorale senza uno straccio di programma, si sarebbe aperto il solito poltronificio strategico.
    Sembra surreale che pur trovandoci in una situazione socio/economica regionale (e non solo) a dir poco disastrosa, non si riesca a unire le forze
    per fare del bene alla nostra gente.
    Io con il voto utile ho smesso, o c’è chi mi rappresenta (a prescindere dal candidato presidente per il quale ci si potrebbe anche turare le narici) o contribuirò a far aumentare il partito del non voto.

Lascia un commento