Red
Per nessuno dei tre quesiti ha votato il 50 per cento più uno degli elettori. Un record negativo di portata storica: 23,2% per i primi due quesiti, poco più per il terzo, 23,7%. Pertanto, i referendum sulla legge elettorale non sono validi, non essendo stato raggiunto il quorum. Questo flop annunciato è certo frutto di una disaffezione dei cittadini per le urne, ma è dovuto anche alla eccessiva tecnicità dei quesiti. In realtà, questo istituto di democrazia diretta funziona solo quando su grandi temi, di agevole comprensione, si può scegliere con un sì o con un no. Non funziona negli altri casi. Ed è giusto che sia così. In effetti questi referenddum più che abrogare o confermare una legge, ne creano una nuova, spesso attraverso alchimie linguistiche per addetti ai lavori. Se si vuole salvare l’istituto è bene, dunque, o eliminare il quorum di validità oppure ammettere solo i referendum che abroghino una disciplina senza inventarne una nuova attraverso una complessa manipolazione della legge vigente. Il referendum deve tendere a creare un vuoto legislativo più che a fare una nuova legge. Divorzio e aborto docent.
Che fare ora? Dobbiamo tenerci la legge porcata di Calderoli?
La risposta è senz’altro negativa. E ci pare che bene interpreti la prospettiva il vicepresidente del Senato Vannino Chiti del PD (o meglio dell’area di questo partito contraria alla consultazione). Egli saluta come ”una buona notizia” il mancato raggiungimento del quorum nei referendum elettorali e legge nel risultato la necessita’ di costruire un’ampia intesa in Parlamento per la riforma della legge elettorale. ”E’ l’obiettivo per il quale ci siamo impegnati. I cittadini non hanno approvato ne’ la pessima legge elettorale - il cosiddetto porcellum - ne’ un suo peggioramento, attraverso l’estremizzazione dei suoi difetti. Il fallimento di questo referendum, che proponeva l’instaurazione di un bipartitismo coatto, consegna di nuovo al Parlamento il problema di un’ampia intesa per modificare la legge elettorale, rendendo definitive le regole contro la frammentazione e garantendo ai cittadini italiani la scelta delle maggioranze di governo e quella dei loro rappresentati nelle istituzioni”. ”Abbiamo bisogno - conclude Chiti - di una legge equilibrata, che assicuri, come e’ possibile, governabilita’ e rappresentanza”. Al momento l’unico modello in circolazione che soddisfi questi requisiti è il sistema tedesco, un proporzionale, corretto dalla soglia di sbarramento al 5%. Su di esso c’è una vasta convergenza, almeno a parole, anche se sono contrari vasti settori del PdL e del PD. Ma il PdL ha scarso interesse a cambiare l’attuale porcellum, che lo premia. Il PD chissà, potrebbe rinsavire.
2 commenti
1 Massimo Marini
22 Giugno 2009 - 22:26
E’ da rilevare come il micragnoso distinguo sul terzo quesito, quello sulla abrogazione delle candidature multiple, non abbia attecchito affatto, come prevedibile. Se infatti il terzo quesito partiva da un principio corretto, non è certo da considerare fondamentale in questo passaggio. Un po’ come se ad un malato di bronchite gli si scoppiasse un brufolo antiestetico. C’è bisogno di una nuova Legge elettorale, che sia realmente democratica, con l’indicazione delle preferenze prima di tutto. Ci vuole il premio di maggioranza non c’è dubbio, ma non bisogna mortificare la rappresentanza in un Paese come il nostro, tradizionalmente proporzionalista. Bisogna prestare molta attenzione al falso mito della governabilità, specie quando la mancanza di stabilità delle coalizioni di Governo sono generate più da giochi di potere che non di merito, come accade spesso in Italia. L’istituto del referendum poi va difeso strenuamente, probabilmente attraverso una riforma che ne esalti appunto la sua natura popolare, lontano dai tecnicismi di Segni & Co.
2 andrea
23 Giugno 2009 - 17:35
L’ennesimo flop referendario dovrebbe far riflettere. Io credo, a prescindere dalla contingenza di questa tornata referendaria, che l’istituto andrebbe riformato. Sarebbe ragionevole abolire completamente il quorum, magari aumentando il numero di firme necessario alla proposizione per evitare il ricorso abnorme al referendum anche su temi che per i motivi piu svariati non hanno appeal sull’elettorato.
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