Andrea Pubusa
Dopo il commento di Andrea Raggio dell’altro ieri, torniamo sul libro di Salvatore Cubeddu “L’ultima battaglia”, Cuec editrice. La lettura della recente campagna elettorale regionale in esso contenuta, infatti, riflette un modo di pensare diffuso in alcuni settori della società isolana (e non solo) e non è priva di risvolti nella vicenda sarda dei prossimi anni.
L’ultima battaglia di Soru - secondo Salvatore Cubeddu - ricorda quella che combattè a Cornus Amsicora nel 215 a.C. Ultima perché segnò la fine di Amsicora e con lui della resistenza sarda, almeno di quella che poteva avere speranze di vittoria, anche se provvisoria. E così, per Cubeddu, Soru è il novello Amsicora quando nel suo libro descrive l’ultima campagna elettorale regionale come uno scontro epico fra un capo dei sardi e il capo di Roma.
Certo fra Amsicora e Soru una somiglianza c’è. Il primo era il più ricco tra i possidenti di terra della Sardegna di quel periodo, come il secondo è il sardo più ricco oggi. C’è però una differenza e non di poco conto. Soru ha sfasciato il PD e il centrosinistra. Ha tenuto fuori dall’alleanza sardisti, socialisti, ha accentrato su di sé tutti i poteri. Ampsicora, al contrario, nell’animare, insieme ad Annone di Tharros, la rivolta delle città costiere della Sardegna contro i Romani, cercò ed ottenne l’appoggio dei Sardi Pelliti, specie dalle tribù degli Iliesi e dei Balari dai quali si recò a cercare rinforzi per affrontare i Romani. Si affidò poi al Senato di Cornus, la città della quale era il magistrato supremo, e l’assemblea inviò degli ambasciatori a Cartagine perché intervenisse in soccorso dei Sardi. Annibale allora spedì in Sardegna suo fratello Asdrubale il Calvo con un’armata di circa diecimila soldati.
L’ultima battaglia si svolse nella zona di Cornus (nei pressi di Santa Caterina di Pittinuri) e vide la sconfitta degli insorti. Amsicora fu sopraffatto dall’incalzare degli eventi, ma lavorò ad unire tutte le forze interne ed esterne per battere un terribile nemico. Soru invece non solo ha diviso i sardi pellitti, ma non ha chiesto soccorso neppure all’esterno. Doveva vincere da solo lui, contro il Cavaliere per proporsi come capo delle forze anti Berlusconi su scala nazionale. In realtà Soru è un Amsicora che credeva di poter diventare Annibale. Non capo dei sardi, dunque, ma potenziale (almeno nei suoi sogni) capo italiano.
E dopo l’ultima battaglia? Si narra che Amsicora si uccise o, secondo un’altra versione, che si ritirò fra le tribù nuragiche. A detta di Cubeddu, Soru ha catturato uno straordinario consenso dei sardi, che lo amano come il loro capo. E’ un’energia formidabile, pensa il saggista. Ed allora non dovrebbe fare come Amsicora, suicidarsi politicamente e passare la mano, ma, secondo l’altra leggenda sulla fine di Amsicora, Soru dovrebbe rifugiarsi fra le tribù nuragiche, fra le schiere di sostenitori adoranti e rinfocolare la guerriglia, prima di ridare battaglia frontale nel 2014. “Il sorismo sconfitto come “rivoluzione dall’alto”, può riprendre dal basso. Prendere un altro persorso. Iniziare un’altra storia. Forse altrettanto bella”. Così conclude Cubeddu. Ma poi quella storia così bella non è stata, se è finita in catastrofe, e speriamo che la prossima non sia altrettanto devastante. Certo se il sorismo fosse stato “una rivoluzione dal basso”, avrebbe stravinto. Perché non avrebbero dovuto rivotarlo gli elettori del 2004? Ma Soru a tutto è interessato fuorché a qualsiasi cosa che anche lontanissimamente parta dal basso e abbia carattere democratico. Possibile che Cubeddu, persona intelligente ed acuta, non se ne sia accorto? Possibile che non sia stato sfiorato neppure dal dubbio? E poi Soru non sì è rifugiato fra i suoi sardi pelliti, ma nel CdA di Tiscali per riprendere a dirigere le sue aziende. E se a lui non interessassero i sardi, ma solo il potere? E se al fine di mantenerlo si fosse dato un’immagine a fini mediatici? L’idea non sfiora neppure Cubeddu che è come un innamorato che trasfigura il proprio oggetto dei desideri secondo i suoi sogni. Eppure non è difficile scoprire il giochino. Conoscete le campagne d’immagine delle corporation? E’ un mezzo per distrarre la masse dai problemi reali, ossia dalla vera politica aziendale. Esempi? Walt Mart, per battere la concorrenza, maltratta i suoi dipendenti con bassi salari, precariato ed altro. Per parare il calo d’immagine e di vendite ha assoldato una squadra di consulenti mediatici, capeggiati da Leslie Dach, che ha assistito anche Bill Clinton e Al Gore, ed ha risposto con una contro-campagna multimiliardaria diretta a dipingere l’azienda come amica dei lavoratori, attenta all’ambiente e socialmente responsabile. Kraft Foods, General Mills e Mc Donald’s sono stati investiti da una pressione popolare perché i loro prodotti sono una delle cause dell’obesità dei bambini. Risposta: una campagna pubblicitaria mirata alla promozione nei bambini di “stili di vita salutari”.
E se Soru si fosse creato il brand image del leader sardista, senza esserlo? Vediamone il profilo reale, sulla base dell’esperienza quinquennale di governo. Che sia un autocrate è indiscutibile. Ha scientificamente agito per annullare la Giunta come organo collegiale, trasformandolo in uno staff di collaboratori sottomessi. Ha svilito il Consiglio, facendone dipendere le sorti dal suo tornaconto politico. Ha manifestato l’intento di essere insieme Presidente, come tale proteso all’interesse comune, e imprenditore guidato solo dalla ricerca del profitto. E il tutto ha trasfuso nella legge statutaria, che appunto codificava una forma di governo monocratica e legittima il conflitto d’interessi. E sapete perché su questa legge, a costo di perdere voti (anzi ci ha perso le elezioni!), non ha fatto alcuna apertura ai numerosi critici? Perché quella legge rispecchia esattamente ciò che egli è e vuole essere: padrone assoluto del governo regionale e insieme il maggior imprenditore dell’isola. Questi caratteri sono evidenti anche nella gerachizzazione e fidelizzazione dell’amministrazione regionale, nella compressione delle autonomie locali. Non si salva neppure il governo del territorio, dove tutto è stato messo sotto chiave, affinché lui e solo lui possa fare intese e derogare con ampiezza di poteri.
Certo, un’immagine di questo tipo è poco accattivante, sopratutto per il popolo del centrosinistra, d’ispirazione certamente democratica. Ed allora, che fare? Una buona campagna mediatica per costruire un brand image del tutto opposto. E così diventa homo civicus, disinteressato, volto solo al bene dei sardi, sardista, autonomista convinto e, manco a dirlo, ambientalista. Ha soffocato l’autonomia dei sardi, ossia ogni loro capacità partecipativa? Non gli interessa nulla dei lavoratori allo sbando nelle fabbriche che chiudono? Bene. Indossa la divisa da sardo verace: abito di vellutino, collo alto o camicia chiusa e senza cravatta alla moda dei pastori che si recano in città. Liste, candidati e collaboratori selezionati con l’unico criterio della fedeltà. Bene. Adotta lo slogan: “Avanti i sardi con la schiena dritta!”. Distruzione completa dell’ammminsitrazione con fidelizzazione degli interni e ingaggio di consulenti esterni? Slogan: risparmio nelle spese per l’amministrazione (escludendo, ovviamente, dal conteggio i compensi per le collaborazioni esterne). Nessun miglioramento del bilancio? Risposta: parità dei conti, mettendo all’attivo entrate future. Potere assoluto derogatorio sul territorio? Cortina di fumo: vincoli stretti fin nelle più sperdute campagne. Unico dominus della politica regionale? Lotta agli oligarchi e alla partitocrazia. Conflitto d’interessi manifesto? Foglia di fico del fiduciario. Indagato per fatti del proprio ufficio? Campagna moralizzatrice contro sprechi e spese inutili.
Insomma, un brand image esattamente capovolto rispetto al suo vero volto, alla moda delle campagne propagandistiche aziendali, il mondo da cui lui proviene.
Il brand image però è arma a doppio taglio. Se funziona, fa bere al popolo le peggiori imposture (vedi Berlusconi). Se però non funziona è un boomerang micidiale. Ora, nel 2004, la campagna d’immagine ha funzionato. I sardi erano alla disperata ricerca di un leader ed erano asfissiati dai soliti noti, e Soru non era conosciuto se non per i suoi successi imprenditoriali e finanziari. Ma nel 2009, quando ormai sono ben note le sue propensioni monocratiche con l’occhio sempre attento agli affari suoi, Soru non è riuscito a coglionare ancora i sardi. E così il vero avversario di Soru è stato il partito dell’astensione. Vero finale da postdemocrazia. Altro che rivoluzione! E’ stato chi è rimasto a casa a decidere le elezioni. Molti sardi non hanno visto in Soru una reale alternativa al centrodestra, hanno considerato i due progetti come varianti della stesso disegno di potere, e sono rimasti a casa. Queste tribù di sardi pelliti sarebbero andate a combattere a Cornus con Amsicora, ma non lo hanno fatto con Soru. Lo hanno considerato un uomo di potere. Ma di questi democratici sardi Cubeddu non tiene conto. Forse non li degna di considerazione perché li annovera fra i traditori del capo della sardità. E, si sa, i traditori non meritano alcuna menzione. Per loro la sanzione più adeguata è l’oblio. E, se il traditore del centrosinistra, invece, fosse proprio lui, Soru? A vedere le cose senza pregiudizi ideologici, è in fondo lui e solo lui che, dopo la grande apertura di credito fornitagli dagli uomini e le donne progressisti nel 2004, in soli cinque anni ha portato il centrosinistra sardo alla catastrofe. In qualsiasi paese serio, una persona ragionevole si sarebbe messa da parte. Per non creare ulteriori danni.
1 commento
1 M.P.
4 Giugno 2009 - 07:37
E così, dopo i numerosi richiami a superare le ultime vicende e pensare a ricostruire, o meglio a costruire una nuova politica di sinistra, ARIECCOCI a parlare ancora di Soru.
A dire il vero ne sono quasi nauseato anch’io, che pure non perdo occasione di rintuzzare chi vorrebbe far credere che si possa ricostruire senza la giusta analisi su quanto accaduto. Dico di più: talvolta ho come l’impressione che chi vuole lasciar perdere il passato per pensare soltanto al futuro, lo faccia in modo strumentale, per evitare di porre sotto lente di ingrandimento Soru e finalmente mostrarlo per quello che è realmente.
Dunque il libro di Cubeddu è benvenuto, poichè sicuramente darà un contributo a capire meglio, nonostante la sua posizione…di parte, devo dire.
Per quel poco che conosco Cubeddu, anch’io sono sorpreso della sua ammirazione per il novello Amsicora, e ciò sicuramente fa in buona fede e senza secondi fini.
Un’altra cosa mi meraviglia: che ancora in tanti, Cubeddu compreso, conservino la speranza (in cuore, la certezza) che Soru possa riprendersi e competere un’altra volta; ma “abba colada non traet mulinu”, la felice condizione del 2004 NON TORNERA’ MAI PIU’.
Lascia un commento