Scuola. L’educazione civica a settembre

28 Settembre 2020
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Rosamaria Maggio del CIDI

Ciò che non era riuscita a fare neanche la Ministra Gelmini quando aveva introdotto, con la legge 169/2008, l’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione e cioè di introdurre una nuova materia nel curricolo, senza costi per lo Stato, in quanto le 33 ore destinate alla disciplina verranno sottratte a qualche altro insegnamento, riesce ora al Governo Giallorosso con una trasversalità spaventosa, segno della totale incomprensione e incompetenza dei nostri rappresentanti di tutto l’arco Costituzionale.
Sembra che fare scuola di qualità passi attraverso un insegnamento minimalista (una ora alla settimana), ma l’importante è che l’insegnante in tutte le scuole di ogni ordine e grado abbia il registro e possa mettere i voti. Questa l’idea della nostra classe politica. Che poco ascolta i pedagogisti nella valutazione. Che niente ascolta gli insegnanti, sia per quanto riguarda l’esperienza nei percorsi di insegnamento apprendimento, che nella didattica della valutazione.
Intanto ci soffermiamo sui 3 temi centrali di insegnamento proposti nella legge 92/2019 e nelle linee guida: la Costituzione, lo Sviluppo sostenibile e la Cittadinanza digitale. Tutte tematiche che stavano e stanno già dentro altre discipline specifiche.
La prima, la Costituzione, sta dentro il percorso di storia nella scuola primaria, nella secondaria di primo grado ed in parte delle scuole secondarie di secondo grado. Nella secondaria di secondo grado, tecnici e professionali, sta nel curricolo di diritto e di diritto ed economia dei bienni.
Lo Sviluppo sostenibile è dentro i percorsi di scienze della primaria, di tecnologia e scienze della secondaria di I grado e di scienze, geografia, geografia economica delle superiori.
Infine la Cittadinanza digitale è compresa in tutte le scuole ove ormai lo strumento tecnologico - informatico fa parte della didattica.
Nella migliore delle ipotesi quindi si tratta di un doppione.
Semmai sarebbe stato indispensabile inserire lo studio della Costituzione in modo più specialistico nei licei. Ma forse poteva essere una scelta troppo sovversiva, inserire questo studio approfondito nei licei: meglio lasciare un po’ di inconsapevolezza!
Altra questione importante è il riferimento ad un insegnamento trasversale nonché’ alla corresponsabilità del Consiglio di Classe.
L’uso del concetto di trasversalità della disciplina è usato in modo improprio dal punto di vista didattico.
Le linee guida intendono infatti riferirsi al fatto già evidenziato che i temi previsti dalla legge 92/19 sono compresi in altre discipline, il che fa il paio con il concetto di corresponsabilità: gli esperti del ministero essendosi resi conto della vastità dei temi previsti da insegnare in 33 ore, hanno ben pensato che, qualora il docente non riuscisse ad affrontare tutto, cosa certa in 33 ore, potrebbe fare ricorso alla programmazione realizzata da un altro docente in quei temi ed utilizzarne anche la valutazione.
Soffermiamoci ancora una volta sul concetto di trasversalità.
Nel 1999, il Forum delle associazioni professionali definì così la trasversalità:
“Per “trasversalità” intendiamo la presenza nei curricoli delle diverse discipline di obiettivi e principi metodologici comuni, tali da assicurare un rinforzo reciproco tra i diversi apprendimenti e da garantire uno sviluppo complessivo dell’intelligenza (delle intelligenze?) attraverso le discipline.
Si tratta di superare un difetto radicato nella nostra istruzione, che è lo sviluppo separato degli insegnamenti disciplinari, che comporta spesso duplicazioni e sprechi di lavoro didattico, e non permette al discente di cogliere gli elementi comuni e di trasformare i saperi in cultura.”
Quindi è esattamente il contrario di quanto sostenuto nelle Linee guida che vorrebbero l’educazione civica trasversale alle varie discipline da cui si prende un po’di qua e di là e magari la valutazione…perché’ il tempo non basta.  La trasversalità attiene alla presenza nelle discipline curricolari di obiettivi e principi metodologici comuni. E non riguarda necessariamente i contenuti. Trasversalità è ad esempio utilizzare le conoscenze matematiche per ragionare di interdipendenze, relazioni di causa effetto nelle scienze, nella economia politica, nella geografia.
Quanto alla contitolarità nel consiglio di classe sono previste due tipologie di insegnante. Nella scuola primaria l’insegnante è individuato fra i docenti della classe a seconda del contenuto del curricolo e fra di esse è individuato un coordinatore.
In quelle del secondo ciclo, se vi sono insegnanti di discipline giuridiche a questi è assegnato l’insegnamento e cureranno il coordinamento degli altri insegnanti coinvolti per obiettivi. Là dove questi non siano presenti (es. licei o scuole medie), l’insegnamento sarà attribuito a più docenti competenti per obiettivi in contitolarità e fra di essi verrà nominato un coordinatore.
Si tratta di una specie di spezzatino che la contitolarità dovrebbe ricomporre.
Sul piano della valutazione poi è il docente coordinatore che formula la proposta di voto. Tale voto di educazione civica influirà anche sul voto di condotta. A questo punto il dubbio che possa diventare un insegnamento demagogico, quasi un catechismo laico, un insegnamento valoriale, diventa certezza.
Destano infine sconcerto le indicazioni previste dalla Linee guida per le integrazioni del Profilo delle competenze per il primo ciclo.
Solo per fare un esempio, il bambino ,alla fine del primo ciclo (13 anni) d: Comprende il concetto di Comune, Stato, Regione e riconosce i sistemi e le organizzazioni che regolano i rapporti fra i cittadini e i principi di libertà sanciti dalla Costituzione Italiana e dalle Carte Internazionali, e in particolare conosce la Dichiarazione universale dei diritti umani, i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana e gli elementi essenziali della forma di Stato e di Governo.
Io mi accontenterei che questo traguardo lo raggiungesse il ragazzo a fine del secondo ciclo.
Le stesse Linee guida riconoscono peraltro che i temi proposti sono all’interno degli epistemi delle varie discipline e quindi non si capisce la necessità di farne un doppione. Si insiste sul termine educazioni (stradale, alla salute, alla cittadinanza attiva, al volontariato ecc.) anziché’ su quello più appropriato di istruzione che è quanto compete alla scuola come già sottolineato in un altro precedente intervento (“L’educazione invece attiene ai valori sociali e familiari di una certa comunità che vengono trasferiti ai bambini e ragazzi dalla famiglia e dalla società’ di riferimento. Rispetto a questi valori il singolo può anche fare scelte diverse. La scienza è invece oggettiva, e passa attraverso l’istruzione formale. Confondere i piani è una operazione politica, che tende a portare i ragazzi verso una acquisizione passiva di saperi informali o non formali, ma con una rinuncia aprioristica ad una istruzione consapevole e critica.”    Riapertura scuole e linee guida su Democrazia oggi dell’8 luglio 2020).
Si ampliano i contenuti in modo smisurato ed inappropriato in relazione alle diverse età degli studenti. All’art. 3 della legge 92/19 si parla di conoscenza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile approvata dalle Nazioni Unite nel 2015: sono certa che non la conoscono neanche i nostri parlamentari.
Che fare?
Purtroppo il corpo docente sempre piu’ oberato da impegni burocratici non ha, a mio avviso, sufficientemente riflettuto su quanto stava accadendo. Complice anche la trasversalita’ politica a sostegno della proposta.
Non siamo piu’ abituati a monitorare e sperimentare le novita’ didattiche.
Spero che le scuole facciano il punto della situazione nei prossimi anni.
Sono certa della inutilita’ dell’approccio e mi auguro che in un prossimo futuro possa esserci un ripensamento.
E’ importante accendere un dibattito culturale nel paese. Noi insegnanti del Cidi lo faremo, anche con un contributo editoriale.
A breve sara’ disponibile Una scuola per la cittadinanza  vol 1 e 2 edizione PM ed Insegnare

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