Questione democratica e Rosatellum. Oggi Convegno a Cagliari

16 Ottobre 2017
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Ad iniziativa dell’ANPI e del Comitato d’iniziativa costituzionale e statutaria di Cagliari, oggi lunedì alle 17 all’Hostel Marina - Scalette di S. Sepolcro - conferenza-dibattito con la costituzionalista Silvia Niccolai su Sovranità, rappresentanza e sistemi elettorali. Parliamo anche del Rosatellum. Partecipate!

 Per favorire l’ulteriore riflessione sul rosatellum-bis ecco un articolo di Carlo Dore jr.,  della Facoltà di Giurisprudenza di Cagliari, e un’ intervista  del Fatto quotidiano a Gaetano Azzariti, costituzionalista de La Sapienza.

(Lapresse)

 ATTUALITA’ DELLA QUESTIONE DEMOCRATICA:
ZONE D’OMBRA DELLA LEGGE ELETTORALE
 
Carlo Dore jr.

“Con il voto di fiducia sulla legge elettorale, si apre una questione democratica grande quanto una casa”. Mentre le parole di Pierluigi Bersani echeggiano per i corridoi del Transatlantico, la questione democratica collegata alla materia elettorale riemerge in tutta la sua evidenza, con il suo carico di anomalie, criticità e zone d’ombra: zone d’ombra che abbracciano il profilo storico ed etico della materia trattata, per rifluire poi su quello squisitamente giuridico.
Sul piano storico ed etico, non può non ravvisarsi la tendenza – inaugurata nei giorni del “colpo di mano” ordito da Berlusconi nel 2005, per impedire la sicura vittoria dell’Unione alle successive elezioni politiche – a trattare la legge elettorale come uno strumento utile ad assecondare le esigenze della maggioranza contingente in danno delle forze di opposizione. Una tendenza che ispirava la legge n. 52 del 2015 (c.d. Italicum) evidentemente funzionale all’aspirazione di Matteo Renzi - artificiosamente anabolizzata dal risultato europeo - di individuare nel Partito della nazione l’argine contro populismi di varia foggia e dimensione; una tendenza che permea anche l’ennesima variante del Rosatellum, volto a favorire i partiti collegati in raggruppamenti d’occasione (ancorché non uniti dal vincolo del programma comune, presupposto indispensabile per la costruzione di una coalizione degna di tale nome) in danno dei partiti non coalizzabili.
Sul piano giuridico, non sfugge invece come la Corte costituzionale, nella sentenza n. 1/2014 con la quale è stata dichiarata l’illegittimità del Porcellum, abbia espressamente affermato che il valore della governabilità (obiettivo la cui attuazione in verità dipende più dal comportamento degli attori politici che dalle soluzioni adottate a livello legislativo) deve sempre trovarsi in una posizione di equilibrio con quello della rappresentatività, con il diritto dell’elettore di scegliere il proprio rappresentante in seno all’Assemblea di riferimento.
Ebbene, sotto questo specifico aspetto, il disegno di legge sul quale il Governo ha posto la fiducia – evidentemente spinto dalla necessità di individuare un sistema omogeneo per l’elezione di deputati e senatori, figlia illegittima della scelta di approvare, nel non lontano 2015, una legge valevole per la sola Camera, confidando nel felice esito di un percorso di riforma della Carta fondamentale invece destinato ad infrangersi sulle secche del referendum del 4 dicembre – presenta paradossalmente limiti più evidenti di quelli che caratterizzavano l’impianto dell’Italicum, smembrato dalla Consulta con la sentenza n. 35 del 2017.
Se infatti la più volte citata legge 52/2015, emendata dall’effetto dopante del ballottaggio, assicurava almeno all’elettore il beneficio della preferenza per uno dei candidati in lista – beneficio peraltro attenuato dalla presenza dei c.d. capilista bloccati -, il suddetto beneficio viene totalmente sterilizzato dal ddl al momento in discussione, nella parte in cui prevede (oltre all’assegnazione di un terzo dei seggi attraverso i collegi nominali, e dei restanti due terzi tramite un proporzionale puro con liste rigide) che il voto espresso a favore del candidato nel collegio uninominale venga automaticamente travasato sulle liste bloccate ad esso collegate.
Gli effetti di questa opzione normativa sono facilmente determinabili: nomina dei parlamentari totalmente rimessa nelle mani dei capi-partito, definitivamente trasformati nei protagonisti di una sorta di satrapia 2.0; indebita sovrapposizione del legame fidelistico tra eletti e leader al naturale vincolo di responsabilità politica tra il parlamentare e i suoi elettori; ulteriore emersione della frattura in essere tra partiti, istituzioni e cittadini, nuovamente depredati  dello scettro della sovranità e indotti o a rifugiarsi nel limbo dell’astensionismo, o ad alimentare il fuoco del voto di protesta.
Logica conseguenza della già descritta tendenza ad utilizzare la legge elettorale quale strumento di lotta politica; logica conseguenza delle tante zone d’ombra che stanno alla base di quella “questione democratica grande come una casa”, di cui le parole di Bersani hanno solo confermato la preoccupante attualità.

Carlo Dore jr.
(pubblicato sul sito
www.articolo1mdp.it)

Ecco ora l0intervista a Gaetano Azzariti – “Foezano le regole per una legge elettorale imbarazzante”. “Usano in modo disinvolto i regolamenti parlamentari. Peggio pure dell’Italicum: chiedono una finta fiducia anche all’opposizione”.

“Porre la fiducia sulla legge elettorale significa svilire ancora, ulteriormente, i concetti su cui è fondato il diritto parlamentare”. Gaetano Azzariti, professore di Diritto costituzionale a La Sapienza di Roma, osserva con crescente perplessità la partita politica sul cosiddetto Rosatellum. “C’è un uso disinvolto e opportunistico dei regolamenti parlamentari”. Si forzano le regole, sottolinea Azzariti, per far passare una legge “tecnicamente e politicamente imbarazzante”.

Non è la prima volta che un governo chiede la fiducia sulla legge elettorale.

Ci sono precedenti storici, ma sono piuttosto inquietanti: la legge Acerbo nel ’23 (quella voluta da Mussolini per prendere possesso del Parlamento, ndr) e la “legge truffa” nel ’53, altrettanto controversa. Di recente c’è stato l’Italicum, prima che fosse abolito.

Perché la definisce una forzatura delle regole?

I princìpi sono quelli dell’articolo 72 della Costituzione, ultimo comma: alcune materie, tra cui la legge elettorale, devono seguire il procedimento ordinario. La fiducia non dovrebbe essere contemplata. In questo caso la forzatura è ancora più grave.

Perché?

Stavolta si usa la fiducia per chiedere il voto non solo di chi sostiene il governo, ma pure di parte dell’opposizione. È un tradimento dell’istituto della fiducia parlamentare. Se ne dovrebbe dedurre che da domani Salvini e Berlusconi (favorevoli al Rosatellum, ndr) entreranno in maggioranza. Ovviamente non è così. È un inganno.

La definiscono “fiducia tecnica”.

La fiducia tecnica non esiste in Costituzione. Un escamotage linguistico non cancella la stortura delle norme. Si forzano i regolamenti parlamentari. Utilizzare un espediente tecnico per aggirare un problema politico – la paura del voto segreto – è la dimostrazione di quanto siano disinvolti i soggetti in questione.

Secondo Felice Besostri, la scelta della presidente Boldrini di concedere la fiducia incide negativamente sul prestigio della terza carica dello Stato. Concorda?

Non voglio personalizzare. La presidenza della Camera ha le sue responsabilità, ma quelle del governo non sono minori: la fiducia viene chiesta dal consiglio dei ministri, che si è riunito su richiesta di un partito politico. Prima il presidente del Consiglio Gentiloni sosteneva – a mio avviso correttamente – che la legge elettorale fosse responsabilità del Parlamento. Avrà cambiato idea.

Il Rosatellum per lei è incostituzionale?

Non pronuncio sentenze che spettano alla Corte, ma penso sia una legge che non serve al sistema politico, ma solo a garantire gli interessi di alcuni partiti, quelli che hanno stipulato il patto. Non è una buona impostazione.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 11/10/2017.

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