Angely Poullette Stefano Arnaez
Paulette fa parte di Cittadinanza senza limiti un gruppo costituitosi a Maggio in occasione di Monumenti aperti con l’intento di migliorare la nostra città attraverso attività come il Bus tour e il walking tour, momento di condivisione con rifugiati di diversi centri.
Ecco cosa dice del proprio impegno. Solo attraverso una tenace integrazione/InterAzione possiamo far diventare Cagliari un luogo accogliente e umano, più di quanto lo sia già. Crediamo nelle attività che avvicinano le persone come esseri umani a prescindere dalla loro provenienza.
Paulette è laureata alla magistrale in Governance e sistema globale “perché - dice - mi piace viaggiare e conoscere altre culture, oltre a voler conoscere i meccanismi del sistema mondiale, credo unico modo per capire come funziona il mondo e non farci prendere in giro, di fatto potrebbe risultare traumatico.
Ho viaggiato e fatto volontariato in Perù, stage a Praga e a Santiago del Cile. Ho studiato per 5 mesi a Wroclaw in Polonia in un’Accademia militare. Anche quella ardua ma interessante esperienza, ma utile per confrontarmi con idee e valori diversi dai miei.
Da anni mi occupo di immigrazione e oggi svolgo il Servizio civile nazionale presso il Gus Sardegna (Grupo Umana Solidarietà), all’interno dello SPRAR (Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati) a Capoterra. Spero in un lavoro concreto in questo campo perché mi sento di appartenervi e di poter dare tanto… se non riuscirò nell’intento penso partirò di nuovo.
Per me è stato molto difficile condividere con tutti voi pezzi della mia vita, non l’avevo mai fatto prima. Spero che lo sforzo sarà utile anche per quelle persone che vorrebbero dire la propria e non l’hanno mai fatto per vergogna o perché non ci si vuole pensare a certe cose per stanchezza o rassegnazione. Credo sia giunto il momento di darci voce.
Dopo questa presentazione, ecco la sua testimonianza.
I miei bisnonni erano gitani slovacchi, spagnoli e peruviani. I miei nonni discendenti
spagnoli, gitani e peruviani. I miei genitori ed io siamo peruviani. Da questo intreccio
culturale il mio nome Angely Poullette Stefano Arnaez nome difficile in Perù, in
Italia e all’estero. Io vivo in Sardegna da 20 anni e ho vissuto un periodo della mia
vita in Polonia, a Praga e in Cile e chissà il futuro dove mi porterà.
Quando sono nata, a Lima nel 1988, in Perù c’erano dei conflitti tra lo stato e gruppi
terroristi. La politica e il governo non favorivano la pace nel paese e anzi le persone
più deboli e povere ne pagavano le conseguenze. La mia famiglia non era così povera
e avevamo fortunatamente una casa dove stare e il cibo non mancava. Tuttavia, era
uno dei barrios più pericolosi di Lima dove la notte ogni tanto era necessario
chiudersi in casa perché erano in atto delle guerriglie tra gang di diversi quartieri.
La paga di uno stipendio non era mai sufficiente, lavorare tutto il giorno per poi non
avere mai nulla in tasca non era di certo vita.
In un contesto sociale come questo mia madre non avrebbe mai potuto garantirmi gli
studi e una vita dignitosa quindi decise di partire per l’Italia.
Il sogno dell’immigrazione è sicuramente un sogno di coraggio e a mia madre il
coraggio non è mai mancato. Dopo sei anni di estenuanti battaglie con questura e
ambasciate riuscì a portarmi legalmente in Italia tramite quello che viene definito
“ricongiungimento familiare”.
Vorrei raccontarvi il mio percorso migratorio e di integrazione durante questi sei anni.
Mia madre non riusciva a ottenere il visto per portarmi in Italia da lei, il reddito non
era sufficiente e non aveva un contratto regolare. Gli uffici a disposizione non erano
tanti e quindi significava studiare la burocrazia e la legislazione italiana da soli. Un
compito arduo se consideriamo anche le difficoltà linguistiche.
La disperazione era talmente tanta da decidere di procedere per vie illegali. Era il
1995 e insieme a due mie zie e un gruppo di 13 persone più il traghettatore ben
pagato, decidiamo di imbarcarci nel primo aereo verso l’Europa come gruppo
turistico.
Inizia un lungo viaggio tra freddo e boschi cupi nella notte, unici momenti in cui
potevamo dirigerci verso le frontiere successive a piedi o dentro grandi camion.
Prima o poi saremo arrivati in Italia. Il sogno di riabbracciare familiari, di vivere una
vita migliore e il benessere europeo terminò ben presto, quando dei gruppi militari ci
trovarono a ridosso delle frontiere ungheresi.
InterAzioni
L’Ungheria è nota per il tipo di accoglienza che esercita, be negli anni 90 non era da
meno. Rinchiusi in un centro di accoglienza che di accogliente aveva ben poco: porte
e finestre a sbarre, cibo schifoso e militari con mitra ovunque, passavano i giorni. Un
mese vissuto con altri profughi provenienti da altri paesi, volti sofferenti, volti
sorridenti nei momenti di conforto dove era necessario farsi forza l’uno con l’atro. La
solidarietà crea un sentimento umano difficile da spiegare ma talmente forte da
colmare quel vuoto e quella paura di non sapere che fine farai. Ci rimandarono in
Perù sane e salve e il mio processo di integrazione italiano fu rimandato al 1997
quando finalmente mia madre ottenne il visto per portarmi via con lei.
Mi sono laureata un anno fa alla magistrale in Relazioni Internazionali, ho il
fidanzato sardo, amici italiani, sudamericani, africani e asiatici e vorrei dirvi che io
mi sento perfettamente integrata ma non perché abbia sentito lo Stato italiano vicino
ma grazie alle persone, quelle persone con cui ho potuto condividere momenti duri e
felici.
Quando cresci e riscontri che il permesso di soggiorno ha più valore della persona
che sei, o decidi di lottare per i tuoi diritti oppure continui a sentirti immigrata in un
paese che senti tuo. Bene io oggi e domani deciderò di lottare per questo.
Spero che il 2017 e gli anni a seguire siano anni di cambiamento e di umanità, di
uguaglianza e di consapevolezza per tutti. Siate consapevoli che ognuno con le
proprie motivazioni compie un atto di coraggio quando decide di immigrare, di
qualunque nazionalità esso sia. Non è necessaria la guerra o la violenza per
immigrare, molto spesso basta la fame, la povertà e la voglia di cambiare le proprie
vite.
L’immigrazione è un diritto dell’essere umano. L’integrazione è un dovere di
entrambe le parti.
1 commento
1 Oggi sabato 8 luglio 2017 | Aladin Pensiero
8 Luglio 2017 - 10:11
[…] L’immigrazione è un diritto, l’integrazione un dovere 8 Luglio 2017, su Democraziaoggi. Angely Poullette Stefano Paulette fa parte di Cittadinanza senza limiti un gruppo costituitosi a […]
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