Sinistra ed europee: non è meglio lasciar perdere?

3 Febbraio 2009
3 Commenti


Red

 Oggi viene esaminata  alla Camera la nuova legge elettorale europea, con l’introduzione della sola soglia di sbarramento al 4%. Lo ha deciso la Conferenza dei capigruppo della Camera. I piccoli partiti, quelli fuori dal Parlamento, organizzano una rivolta in piena regola contro l’accordo sulla legge elettorale europea tra Pd e Pdl. Ci sono proteste a livello locale con sospensione dei lavori del consiglio comunale, come a Torino, e minacce della sinistra di un addio alle giunte (ieri blocco delle attività istituzionali deciso da Prc in Campania). Poi, a Roma tutto lo schieramento contro la soglia del 4 per cento, indicata nell’intesa di massima tra maggioranza e opposizione e in particolare tra Berlusconi e Veltroni, si riunisce nel conclave ribattezzato “comitato per la democrazia” con la partecipazione di Ps, Prc, Verdi, Sd, Udeur, radicali, Pri, Partito d’Azione, Pli, Liberaldemocratici, Psdi e Movimento dei 101. Tutte queste sigle manifesteranno martedì davanti al Quirinale e a Montecitorio. Perchè tutte queste proteste?  C’è - com’è noto - un accordo cannibalesco PdL-PD. “Abbiamo ritenuto di allineare il nostro paese al sistema di voto degli altri paesi europei dove é presente il superamento di uno sbarramento superiore a questa cifra”. Lo dice il presidente dei deputati del Pd, Antonello Soro, sull’accordo in conferenza dei capigruppo di riforma della legge elettorale per le Europee. “Il testo - sottolinea Soro - non corrisponde né a quello della maggioranza né a quello proposto dagli altri partiti. L’intesa è stata raggiunta su un aspetto specifico”. Soddisfatto anche il capogruppo della Lega, Roberto Cota: “La proposta Calderoli - commenta - già prevedeva una soglia al 4%. Certo era più complessa e questa riforma riguarda solo una parte, ma la riteniamo valida”. L’Udc non ostacolerà la riforma. Il vicepresidente dei deputati Michele Vietti conferma che “nel corso della discussione in aula saremo neutrali e non metteremo i bastoni tra le ruote” ma avverte: “se l’impegno di governo, gruppi e presidente della Camera a non modificare il testo dovesse venire meno, l’esame sarebbe sospeso”.

Perché i piccoli partiti sono in rivolta? Perché l’introduzione di una soglia del 4% nella legge elettorale europea li mette in gravi difficoltà  anche dal punto di vista finanziario: per accedere al riparto dei cospicui rimborsi elettorali, occorre infatti aver eletto almeno 1 parlamentare a Strasburgo. Cosa che avvenne nell’ultima tornata a ben 15 partiti, e a 18 nella precedente del 1999. La legge sui rimborsi elettorali, la 515 del 1993, specifica che “a titolo di concorso nelle spese per l’elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento europeo è stabilito un contributo in favore dei partiti e dei movimenti che abbiano ottenuto almeno un rappresentante”. In due successivi interventi legislativi l’ammontare dei rimborsi è cresciuto, ed oggi ammonta complessivamente a 5 euro per ciascuno dei cittadini iscritti nelle liste elettorali (circa 44 milioni). La cifra complessiva viene poi ripartita proporzionalmente tra i partiti che hanno avuto, appunto, almeno un eletto.

Di qui la durezza della contestazione contro il segretario del Partito democratico Veltroni, che vuole evitare una flessione assorbendo il voto dei partitini che sono quasi tutti legati all’esperienza del centrosinistra. Il segretario dei socialisti Riccardo Nencini annuncia iniziative in tutta Italia. Ma Bobo Craxi è più duro. Parla di “un accordo che ricorda la Grecia dei colonnelli”. E annuncia uno sviluppo esplosivo della vicenda quando la legge frutto dell’intesa arriverà in aula: “Spunterà un emendamento per abolire anche le preferenze”. Anche Sinistra democratica è furiosa con il Pd. Attacca Fassino che vuole evitare lo sbarco di “un’armata Brancaleone a Strasburgo”. “Per il momento l’armata Brancaleone è il Pd che vota sempre in modo difforme all’Europarlamento”, dice Carlo Leoni. Claudio Fava condanna anche il voto del Pd sulla sfiducia al sottosegretario Cosentino, accusato da pentiti di rapporti con la camorra: “Fa parte del baratto con Berlusconi sulle Europee”. “È una legge truffa, un europorcellum”, dice Paolo Ferrero, leader di Prc. Alla protesta si associa il suo avversario interno Nichi Vendola, così come Oliviero Diliberto. La parola più usata è “inciucio”.  Veltroni, ipocritamente, risponde agli attacchi. Prima cerca di sminuire gli effetti: “Ho fiducia che la sinistra possa andare ben oltre il 4 per cento”. Nel corso delle prossime ore un fronte di dissenso si può aprire anche nel Partito democratico. Mercedes Bresso contesta la soglia “perché cancella partiti storici”. Non condivide nemmeno Rosa Russo Jervolino. È evidente che gli amministratori temono un effetto devastante nelle giunte locali. Effetto però che un altro amministratore come Vendola si affretta smentire. Per lui la minaccia contro la solidità delle alleanze non deve esistere.

 Ora assisteremo ad un revoval di incontri, coordinamenti dei dirigenti dei partitini della sinistra. Forse anche ad un nuovo Arcobaleno in chiave europea. O chissà a cosa. Ma non sarebbe meglio lasciar perdere? Le elezioni immancabilmente per queste piccole forze sono momenti in cui viene in luce impietosamente la loro assoluta autoreferenzialità. E gli insuccessi provocano ulteriori divisioni e accentuano i risentimenti e le incomunicabilità. Ed allora non sarebbe meglio impegnarsi nella costruzione di un radicamento sociale e di un processo unitario, rinviando a tempi migliori il confronto elettorale? 

3 commenti

  • 1 M. Nieddu
    3 Febbraio 2009 - 13:07

    La proposta di Red va presa in considerazione e d’altronde si tratta di una idea già avanzata da un intellettuale come Marco Revelli e dal direttore del Manifesto.Personalmente sono non da oggi convinto che la ricostruzione di una nuova sinistra debba partire dal reinsediamento sul territorio e dal ritorno nella riserva democratica degli attuali dirigenti che, riprendendo le parole di Revelli, presi singolarmente sono persone valide ma sono ormai divenuti “politicamente insopportabili”. Non sono però sicuro che nella situazione in cui siamo la scomparsa, anche solo nominale, della sinistra italiana dal parlamento europeo possa avere effetti positivi sula lavoro enorme che abbiamo davanti. L’esempio nazionale non è confortante: un parlamento completamente svuotato di autonomia e autorevolezza, una opposizione assente e spesso connivente con la maggioranza. Sono convinto che un risultato diverso della sinistra arcobaleno, cartello elettorale che certamente ci lasciava perplessi, avrebbe comunque, anche se di poco, migliorato la situazione.
    Tutte queste considerazioni non devono però impedirci di levare alto il nostro sdegno contro la proposta dello sbarramento e sopratutto contro il suo padre scellerato, il segretario del PD Walter Veltroni. Credo che i misfatti politici di questo PR della politica abbiano superato la soglia della sopportazione. Siamo di fronte a colui che, dal momento della sua candidatura a segretario del PD, ha lavorato per accellerare la caduta del governo Prodi, sfasciando la coalizione di centrosinistra, rianimando un Berlusconi reduce dalla spallata fallita e cavalcando populisticamente tutti gli umori che si agitavano nella pancia del paese (ricordiamoci delle sue frasi in occasione della tragedia della povera sig. Reggiani). Si tratta dei fenomeni che oggi stanno dispiegando i loro tragici effetti, fenomeni che la destra alimenta e cavalca ma ai quali anche “Walter il buonista” ha cercato sciaguratamente di strizzare l’occhio con la campagna anti rumeni e il sostegno agli sceriffi democratici di Bologna, Firenze, Torino ecc.
    L’elenco sarebbe lungo, il risultato è la scomparsa dell’opposizione a fronte della più grande vittoria della destra che si sia mai vista, accompagnata da una egemonia cilturale soffocante.
    Non contento del grande risultato il “coniglio mannaro”, nomignolo affibiatogli ai tempi della FGCI, si appresta a barattare la propria precaria sopravvivenza politica con l’ennesima violenza alla democrazia di questo paese, una violenza di cui è chiaramente il principale mandante. La modifica immotivata e a pochi mesi dal voto della legge elettorale europea. Immotivata perchè al parlamento europeo non vi sono governi da sostenere e, se anche vi fossero, non si porrebbero problemi dato che i parlamentari si raccolgono attorno a 4-5 grandi gruppi piuttosto omogenei culturalmente e che votano in maniera abbastanza disciplinata. Se questo fosse il ragionamento credo che l’anomalia principale sarebbe piuttosto un PD dalla incerta collocazione e i cui deputati votano continuamente in modo diversificato.
    Questa scelta può rappresentare un colpo mortale alla moribonda democrazia di questo paese, un ulteriore passo verso un modello istituzionale autoritario. Non ci dobbiamo sorprendere, abbiamo a che fare con un individuo che fa tanto”l’ammmerigano”, ma che va delineando un modello di partito plebiscitario. Uno dei suoi illuminati consiglieri, il costituzionalista Salvatore Vassallo, ha discettato a lungo sull’idea di partito senza tessere e senza congressi. Da questa discussione è nato quell’aborto giuridico che è lo statuto del PD.
    Leggendo quello statuto ci si rende agevolmente conto di come il PD sardo non rappresenti un’anomalia, ma il prototipo di quello che ci attende.
    In un partito di quel tipo la deriva personalistica e padronale di Soru non rappresenta un corpo estraneo ma il modello a cui è stato fatto l’abito su misura.
    Se c’è un tappo che saltando può aprire qualche prospettiva, questo non sta a Cagliari, dove se mai si prepara solo la successione, ma a Roma. La ricostruzione di una ipotesi politica di centrosinistra può nascere solo dalla messa in mora di Walter Veltroni, del vuoto culturale e del supermarket delle idee su cui ha costruito la sua carriera politica, dell’idiozia dell’autosufficienza del PD, garanzia di decenni di governo delle destre. In questo senso il mio voto alle regionali è condizionato ad una chiara presa di distanza del candidato presidente R. Soru dalla proposta di legge elettorale e dalla linea del segretario nazionale. Senza una scelta in questa senso salta la possibilità di una alleanza di centrosinistra e le forze della sinistra, o quel che ne rimane, dovrebbero trarne le conseguenze. Per quel che mi riguarda direttamente io lo farò.
    Mauro Nieddu

  • 2 p.atzori
    3 Febbraio 2009 - 21:35

    Chiedo scusa ma credo che la proposta di RED vada presa in considerazione solo dopo quella del collegio unico per la Sardegna.
    Alle europee non andrò neppure a votare e così dovrebbero fare tutti per porre con forza una questione che i nostri politici non intendono porre in termini categorici.
    Come posso prendere in considerazione le soglie del 4 o del 14% se come sardo non ho alcuna probabilità di contribuire ad eleggere un mio conterraneo?

  • 3 paolo
    3 Febbraio 2009 - 22:58

    Lo sbarramento del 4 % per il Parlamento europeo significa che circa 8 % dei partititi non saranno rappresentati cioe il 4 % di sinistra e il % di destra cioe circa 3.500.000 di elettori nolto più di tanti partiti che parlano la democrazia, e giustificano con la seplificazione della politica che un numero cosi elevato di cittadini siano privati dal diritto di rappresentanza . Per assurdo se questi partiti cosidetti estremi avessero dei punti in comune che sono sicuro non sono pochi si incontrassero potrebbero dire la loro e formare un movimento rosso- grigio e quindi avere ancora il diritto di tribuna . E infine visto che vi vuole modificare la legge per l’elezione dei parlamentari europei nessuno nè di destra ne di sinistra ha proposto di modificare il collegio sardegna- sicilia per far si che i cittadini sardi possono esprimere i loro rappresentanti sardi al parlamento eupopeo che dovrebbero essere almeno due in base al numero degli aventi diritto al voto, chiedo ai parlamentari eletti in sardegna che sono 27 se ci siete battete un colpo!!!! e i candidati al consiglio regionale che cosa ne pensano sarebbe interessante sapere il loro parere? che ne pensate?!!

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