I nuovi giovani leader: Medvedev e Obama

17 Gennaio 2009
1 Commento


Emilio Spanu

A parte l’anomalia Italia, che ha scelto di affidarsi a un leader nato prima della seconda guerra mondiale, le altre potenze si stanno affidando sempre più a leader giovani, che ai tempi della guerra del Vietnam erano appena nati o stavano per nascere. E’ quanto è successo nelle due superpotenze Usa e Russia, i cui presidenti, Barack Obama, che giurerà tra qualche giorno e Dmitrij Anatol’evič Medvedev, in carica dallo scorso maggio, sono nati negli anni sessanta del secolo scorso. E’ piuttosto evidente che, visti i quasi trent’anni di differenza, vi siano delle distanze profonde tra le visioni dei leader. E poco in comune ci sarà anche tra Obama e il suo predecessore, quel George W. di cui difficilmente sentiremo la mancanza, e anche tra Medvedev e  Vladimir Putin, che nonostante i suoi tentativi di rafforzare il ruolo di premier che adesso ricopre, sarà costretto a diventare una figura di secondo piano nella Russia di Medvedev.

Obama e Medvedev hanno molti tratti in comune. A parte la giovane età e gli studi giuridici, hanno entrambi una visione politica liberale e moderna e hanno compreso l’importanza di internet nella vita politica. Obama ha vinto prima le primarie e poi le elezioni raccogliendo su internet la stragrande maggioranza dei suoi finanziamenti, rivoluzionando i metodi di raccolta fondi precedentemente utilizzati dai democratici e dai repubblicani. Medvedev, da quando è diventato Presidente, ha iniziato a usare internet per comunicare con la popolazione russa, aprendo un videoblog con il quale si presenta ai cittadini. Per forza di cosa il nuovo Presidente dovrà rivoluzionare il tipico rapporto russo tra il potere e l’informazione. Se censurare i giornali e le tv è relativamente semplice, censurare internet è terribilmente più complesso. Se la censura può funzionare con una buona parte della popolazione, che non ha accesso al web, non funziona adesso e in futuro funzionerà sempre meno con quella fascia di popolazione, sempre più numerosa, che naviga regolarmente e che chiaramente ha anche confidenza con l’inglese. Si potrà pur censurare il sito ufficiale di qualche giornale russo, ma la quantità di notizie reperibile sul web, a livello di news, blog e social network, è impossibile frenarla. L’apertura del videoblog, idea semplice quanto efficace, da parte del giovane presidente, si può leggere in questa direzione riformatrice. Medvedev inoltre è un’anomalia in un altro senso. Non è cresciuto nel KGB o nell’ FSB, né nel partito comunista sovietico, anche se questa seconda particolarità è dovuta più che altro per ragioni anagrafiche. Il nuovo presidente anzi ha una carriera politica piuttosto limitata, sopratutto a livello nazionale, dove è sempre stato vicino a Vladimir Putin; anche se è molto rilevante, nel suo curriculum, l’aver presieduto il consiglio di amministrazione di Gazprom.

Il banco di prova per il nuovo presidente sarà la crisi economica internazionale, che si abbatterà sulla Russia in modo molto più forte di quanto probabilmente Putin aveva previsto.  Non riguarderà, come finora è stato, specialmente i grandi oligarchi, ma anche e sopratutto la popolazione russa. Le prime proteste anti-Putin non si son fatte attendere. Se Medvedev, con le sue idee piuttosto liberali, saprà giocarsi bene le sue carte, è possibile che il modo di affrontare la crisi possa costituire l’occasione per la sua definitiva affermazione e i progetti di Putin, tra cui quello non troppo nascosto di tornare a fare il Presidente, dopo i quattro anni di pausa Medvedev, rimarranno solo sulla carta. Sarà necessario, in questo frangente, anche un dialogo con l’Occidente, ed evitare, contrariamente a quanto sempre ha fatto Putin, di presentare, in modo piuttosto aggressivo, la Russia esclusivamente come una superpotenza quasi autosufficiente. Medvedev, che appare una persona decisamente pragmatica, dovrà esser bravo a dimostrarlo nella risoluzione della crisi, aprendosi al mondo e, evitando inutili divergenze con gli altri paesi.

In ogni caso il “confronto” più interessante nella scena politica futura sarà, ovviamente, quello tra Medvedev e Obama. Un confronto tra due visioni del mondo certamente differenti, ma che, inevitabilmente, tenderanno a incontrarsi sempre più. L’inizio del nuovo presidente americano si preannuncia molto coraggioso: prima il piano da quasi mille miliardi di dollari per rilanciare l’economia, ridurre le tasse delle fasce più basse della popolazione, creare 2 milioni di posti di lavoro, rifare le infrastrutture del paese, sia quelle civili che quelle informatiche. E poi l’annuncio dell’immediata chiusura del carcere di Guantanamo, rinnegando la tortura, incompatibile con l’immagine che il mondo deve avere degli Stati Uniti di Obama. Oltre a questo ci sarà un profondo impegno nelle politiche ambientali, assenti nell’era Bush, sul modello vincente della California ambientalista del governatore Schwarzenegger. Inoltre la politica estera di Obama non sarà improntata alla chiusura del dialogo alle prime difficoltà, come è avvenuto con Bush, ma il presidente eletto dialogherà anche con quei paesi che si son dimostrati sempre maggiormente ostili nei confronti degli Stati Uniti d’America. Il dialogo sarà necessario anche con Medvedev, superando le continue ombre di guerra fredda che ogni tanto si materializzano. Non possiamo infatti dimenticare la profonda influenza americana su molti paesi dell’ex area sovietica, geograficamente confinanti con la Russia, ma politicamente ben più vicini a Washington.

1 commento

  • 1 marcello
    17 Gennaio 2009 - 15:00

    Bravo Emilio, un articolo molto interessante!

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