Andrea Pubusa
Più d’un amico mi ha chiamato lamentando un silenzio del blog sulla vicenda regionale e sui fatti nazionali. Ma cosa fare, se non stendere un velo pietoso? C’è poco da dire: chi non capisce da sé, non capirà neppure a seguito della lettura dei nostri scritti.
Barracciu, Lai e tutti o quasi i “membri” (è proprio il caso di dirlo!) del gruppo PD sono indagati per un uso improprio dei fondi dei gruppi in consiglio regionale. In un clima di normale etica pubblica, solo questo avrebbe comportato l’immediato passo indietro della Barracciu. Anzi, nei mesi scorsi, quando ormai l’inchiesta era salita ai disonori delle cronache, la Barracciu, che sapeva il fatto suo, per rispetto degli elettori, avrebbe dovuto ritirare la sua candidatura alle primarie.
E le giustificazioni degli indagati? Quando poi si sentono le scusanti, si è assaliti dal convincimento che, oltre che dinnanzi a sperperatori del pubblico denaro, siamo di fronte a veri e propri imbecilli. C’è chi dice che ha dato i soldi ad un’associazione del proprio partito per attività politiche, chi che ha organizzato un convegno o simili. Ma signori, questa è confessione! Confessione in senso tecnico. Si sta ammettendo di avere commesso il reato! Si capisce la ratio: i soldi non me li sono messi in tasca, non li ho spesi in cene o bagordi. Dal punto di vista penale, questa diversa destinazione potrà indurre il giudice a concedere qualche attenuante. Ma la condanna sarebbe sicura.
In realtà, il finanziamento ai gruppi consiliari è importante ed è giustificato dal fatto che i gruppi sono l’anello di congiunzione tra partiti, che sono semplici associazioni di cittadini, e istituzioni. Hanno compiti fondamentali: predisporre proposte di legge, studiare problemi, approfondire questioni in vista delle iniziative consiliari. Mentre i partiti agiscono nel sociale, i gruppi alimentano l’attività del Consiglio con le loro iniziative. Le assemblee legislative vivono del lavoro dei gruppi e delle iniziative dell’esecutivo. Ecco perché tutto ciò che esula dalla destinazione istituzionale, per quanto meritevole, non può essere coperto dai fondi per i gruppi. Ricordo che, quando il PCI assumeva iniziative di partito, evitava con cura di usare fondi dei gruppi, i quali venivano invece correttamente utilizzati per convegni di studio o di informazione indetti dal Gruppo consiliare comunista.
Sentivo, stamane, alla radio Vito Biolchini ed Elio Arthemalle chiedersi come mai non è stato previsto un sistema di controllo interno su questi fondi. In realtà, le Costituzioni vengono adottate in periodi di grande tensione morale e di forte ottimismo. Non si pensa che il corpo elettorale possa eleggere mascalzoni o anche persone solo disinvolte. Esisteva quindi, in passato, un autocontrollo, almeno nei gruppi consiliari dei maggiori partiti. Nel PCI, ad esempio, era impossibile un uso distorto da parte dei singoli, perché i consiglieri non avevano, se non attraverso decisioni collettive, il potere di utilizzo dei fondi o di parte di essi. Penso che fosse così anche nella DC. Oggi, invece, pare che i fondi vengano spartiti fra i consiglieri. Ed allora c’è chi organizza festini, chi si compra libri d’arte, chi li devolve a gruppi di propri elettori. Ed ecco il patatrac su cui la Procura indaga.
Sentivo Vito ed Elio che dicevano e riferivano di persone che ritengono questo costume estraneo alla sinistra. Ma, amici e compagni, che c’entra la sinistra? Il PD è un partito moderato di centro, una versione peggiorata della vecchia DC, che aveva le sue ombre, ma era pur sempre un grande partito popolare. E si occupava, a modo suo del Paese, oggi il PD lo sta sfasciando in combutta col PDL. Ed allora? Allora, se Barracciu fa un passo indietro o meno, chissene… Un tempo auspicavo di non morire democristiano, ma non ho mai pensato di votarli. E tanto meno mi passa per l’anticamera del cervello oggi! Cosi per la Barracciu qui, come a Roma per Letta (che reincontra il suo vecchio amico democristiano Alfano). Chiaro?
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