Il rottamatore rottamato da un rottamando

10 Dicembre 2010
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Andrea Raggio

Il rottamatore Matteo Renzi, sindaco di Firenze, è stato a pranzo ad Arcore ospite di Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio in via di rottamazione. L’evento doveva rimanere segreto. Ma Berlusconi poteva lasciarsi sfuggire questa ghiotta occasione da lui stesso architettata? Renzi è stato perlomeno ingenuo. Non abbiamo parlato di politica, dice il sindaco. Ma il pranzo con Silvio in casa di Silvio in un momento di scontro durissimo sulla sorte politica di Silvio e del suo governo non è un gesto politico straordinariamente eloquente? L’ho fatto per Firenze, ha soggiunto, per sollecitare un provvedimento fiscale a favore della mia città. La supplica di una tassa di soggiorno, dunque, è più importante dell’esito della drammatica battaglia in corso sul futuro del Paese e della democrazia?
Berlusconi ha giocato con Renzi come il gatto col topo, ottenendo un doppio risultato. Un gesto oggettivamente a lui favorevole in un momento di grande difficoltà come capo del Governo e l’indebolimento della personalità del sindaco, evidenziandone la fragilità politica. Se non è una rottamazione, poco ci manca.
Bersani, preoccupato di portare, nonostante tutto, rispetto al sindaco, ha detto: potevi almeno farti ricevere a Palazzo Chigi. Renzi ha risposto in televisione (TG Sette odierno) che Palazzo Chigi era chiuso (?) anche per colpa di Bersani e ha sferrato un durissimo attacco, a mio parere immotivato e comunque inopportuno, soprattutto in questo momento, al segretario PD. Vecchio trucco per cambiare discorso. E per eludere l’altra domanda implicita in questa vicenda: perché questa fretta, perché non aspettare? Un quotidiano fiorentino commenta oggi il fatto con queste parole: “Renzi indica l’obiettivo generale del rinnovamento per «salvare la ditta» del Pd, ma di ditta ha in mente quella individuale, lavora in proprio”. Altri commentatori vanno oltre insinuando intenzioni politiche di ben altra portata. Si tratta, a mio parere, di giudizi eccessivamente severi e malevoli. Stiamo, dunque, all’errore certo e inequivocabile, quale risulta dalle dichiarazioni e dalle iniziative politiche, quello di confondere rinnovamento con rottamazione. Rottamare non è rinnovare. Rottamare è distruggere senza costruire. Rinnovamento nella continuità si diceva, e si faceva, negli anni della buona politica. Perché si costruisce il futuro, anche con riferimento alla classe dirigente, sugli insegnamenti del passato. E agli insegnamenti dei grandi sindaci fiorentini del passato, l’Italia tutta deve molto.

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